sabato 13 maggio 2006

ARCHEOLOGIA

Genova - Sorpresa, gli argini dell'800


Riconosciute le mura del ricovero aperto nel '600 dalla Beata Centurione Bracelli

A Brignole riaffiorano le sponde del Bisagno e un convento




«E' un castello? Ma sì, potrebbe essere... guarda che feritoie perfette con quella cornice di marmo e il camminamento per i soldati con il voltino di mattoni...».

La gente rallenta l'andatura indaffarata, si ferma nei giardini di Brignole, sale qualche gradino della scala che porta al "bruco" e dall'alto ammira uno scavo archeologico che espone un grande oggetto misterioso. Davvero rimanda la suggestione di una fortezza, in realtà gli esperti della Soprintendenza archeologica della Liguria, dopo qualche giorno di incerta interpretazione, raffrontando dati storici, lo hanno decifrato: si tratta dei muri d'argine del Bisagno, una struttura idraulica molto imponente, ben conservata nel materiale e nell'architettura e mai dagli scavi era emersa un'opera con queste caratteristiche. Non lontano da lì, in piazzetta Brignole dove confluisce via Serra, nell'area dove è stato aperto un cantiere della metropolitana, ecco il convento delle Brignoline, risalente al 1600, fondato dalla Beata Virginia Centurione Bracelli che era nata poco distante da lì, nell'attuale San Vincenzo. Sono apparsi alcuni muri perimetrali dei due edifici del monastero, separati da una stradina quasi intatta con il tipico risseu, l'acciotolato coi sassi di fiume e di mare, quasi a ricostruire (idealmente) i movimenti all'interno del convento diviso in due da un cortile.

Insomma periodo intenso per gli archeologi della Soprintendenza guidati da Piera Melli: la città conferma che non solo il centro storico sa essere generoso di reperti, ma anche la zona limitrofa al grande torrente era, anche per motivi commerciali, molto viva e vitale.
Non dimentichiamo le trenta arcate del più antico ponte di Sant'Agata per capire quanto era vasto il letto del fiume e documenti storici testimoniano orti ovunque sulle sponde già dal 1500. Ma questa è una enorme banchina, costruita con ottimo materiale e cura delle rifiniture, dei particolari (come la lavorazione del marmo che incornicia le feritoie), perchè del resto era una imponente struttura a vista.

Muri d'argine costruiti con granito sardo della Maddalena e ciò consente la datazione «perché Genova e solo Genova - racconta Piera Melli - cominciò a importarlo dal 1874. Successivamente la stessa pietra venne utilizzata anche per costruire il basamento della Statua della Libertà a New York«.
Una struttura idraulica fine Ottocento dunque con bocche per lo scolo delle acque, e "camerette"probabilmente di servitù per il vicino Ponte Pila che sorgeva dove oggi c'è via Cadorna. La rivoluzione urbanistica degli inizi del Novecento il taglio e la nuova viabilità di via Giulia-via Venti Settembre, comportò una serie di demolizioni e interramenti.

Altra quiete, altra stagione, in piazzetta Brignole.
Mentre per l'inedita struttura idraulica gli archeologi intendono avviare una ricerca storica, riguardo il monastero delle Brignoline sapevano già dalle fonti che ne avrebbero incontrato tracce scavando in quella zona nei pressi di Brignole.
«Monastero fondato dalla Beata nel 1633 - precisa Piera Melli- che affitta dal genero due edifici, quindi preesistenti, e li trasforma in Nostra Signora del Rifugio, luogo dedicato soprattutto all'assistenza delle giovani. Probabilmente in epoca napoleonica, quindi alla fine del 1700, come tutti i conventi genovesi, fu svuotato e abbandonato. Quel che rimaneva dell'architettura venne distrutto o sotterrato nel 1868 con la costruzione della Ferrovia». Ecco che dal cantiere archeologico appare qualche muro perimetrale e soprattutto il fascino di questa stradicciola privata che attraversava il piccolo podere del monastero.
Donata Bonometti


Tratto da: "Il Secolo XIX", quotidiano di Genova, del 13/05/2006