domenica 31 ottobre 2010

Salita della Tosse

La piccola porta


Era una piccola porta
(verde) da poco tinta.
Bussando sentivo una spinta
indicibile, e a aprirmi
veniva sempre (impura
e agra) una figura
di donna lunga e magra
nella sua veste discinta.

La notte con me entrava,
subito, nella cinta.
Salivo di lavagna
rosicata una scala,
nè mai ho saputo se era,
a spegnere la candela,
il nero umidore del mare
o il fiato della mia compagna.

Avevo infatti una cagna
(randagia) che mi seguiva.
L'intero giorno dormiva,
disfatta, fra i limoni,
ma nottetempo (carponi
e madida) mi seguiva
bagnandomi, con la saliva,
la punta delle dita.

Forse era la mia vita
intera, che mi lambiva.
Ma entrato oltre la porta
verde, mai con più remora
m'era accaduto che Genova
(da me lasciata), morta
io già piangessi, e sepolta,
nel tonfo di quella porta.

Eppure io piansi Genova,
l'ultima volta, entrato.
Il giorno non era nato
ancora, e campane
e gloria (forse era festa
d'anima, e di resurrezione)
m'empivano la testa
col vento della costernazione.

Salita della Tosse
scandivano ragazze rosse.
Ragazze che in ciabatte
e senza calze (morse
al calcagno e alla nuca
dimagrita dal dente
in quell'ora impellente),
andavano, percorse
da un brivido, sulla salita
che anch'io facevo, solo,
già al canto d'un usignolo.

Genova di tutta la vita
nasceva in quella salita.
Seguivo i polpacci bianchi
e infreddoliti, e inviti
veementi, su dal porto
che si sgranchiva, netti
salivano dal carbone,
che già azzurro di brina
brillava, sulla banchina.

Entrai, non so dir come,
spinto da quel carbone.
Ma a un tratto mi sentii senza
più padre (senza più madre
e famiglia, e vittoria),
e solo nella tromba
delle scale, indietro
mi ritorsi, la tomba
riaprendo della porta
già scattatami dietro.

Che fresco odore di vita
mi punse sulla salita!
Ragazze ormai aperte e vere
in vivi abiti chiari
(ragazze come bandiere,
già estive, balneari),
sbracciate fino alle ascelle
scendevano, d'arselle
e di cipria un odore
muovendo a mescolare
l'aria, dal Righi al mare

Avevano le braccia bianche
e le pupille nere.
Con me un carabiniere
come le stava a guardare!

Mi misi anch'io a scendere
seguendo lo sciamare
giovane, e se di tende,
bianche fino a accecare,
già sentivo schioccare
la tela, ahi in me sul mare
le lacrime - ahi le campane
verdi d'acqua stormente
nel mio orecchio, e in mente
(verde, e da poco morta),
cui più con tanta spinta
potevo nel ventilare
del giorno, ormai, bussare.

Giorgio Caproni

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lunedì 27 luglio 2009

i Papiminkia

Forum e Blog ne sono invasi.
Tutti ne abbiamo incontrato nella nostra navigazione.
Abbiamo assistito alla loro nascita e crescita giorno dopo giorno, fenomeno della modificazione genetica? i Papiminkia sono l'uno la copia esatta dell'altro.
Non importa di che sesso siano, da dove scrivano, nè conta l'età o il grado di istruzione, non fa alcuna differenza: quando ester/Nano lo fanno tutti nella stessa identica maniera. Frasi e parole li accomunano alla lettera.
Comincio a sospettare che siano pagati.
Asservirsi in questo modo, giocarsi la dignità non puo' non avere un prezzo: nessuno, fosse anche disposto a farlo, lo farebbe gratis.

lunedì 20 luglio 2009

"La conoscenza rende liberi"

dal blog omonimo ecco una lettura interessante: 

Agenzia Ansa 2009-07-16 17:51
Terremoto: Berlusconi, battuto ogni record ricostruzione

L’AQUILA – Lo Stato coprirà il 100% delle spese per la ricostruzione in Abruzzo. Lo ha affermato il premier Silvio Berlusconi nel corso della conferenza stampa tenuta al termine della sua visita nelle aree terremotate.

ROMA – “Siamo in avanti rispetto ai tempi previsti dagli esperti del settore. Le case saranno consegnate entro fine novembre”. Lo afferma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in conferenza stampa a L’Aquila, in merito alla costruzione delle abitazioni per i terremotati abruzzesi.

La verità?

Ci sono solo un paio di cantieri veri in cui in effetti ho visto le casette antisismiche venir su a vista d’occhio tra Bazzano ed Onna ma basteranno per pochi, 12.000, se consegnate tutte ed in tempo e qui tutti ricordano settembre e non dicembre come termine di consegna promesso all’inizio dal silvietto.

Pensate che solo i terremotati con le case di tipo E, cioé completamente distrutte , sono 13.000 a L’aquila città, quindi escludendo dal conto tutti i paesi colpiti dei 49 comuni censiti.

Inoltre ci sono altre decine di migliaia di abitazioni con altre classificazioni per le lesioni subite.

Pochissimi hanno visto l’assegno di 800 euro al mese garantito a professionisti commercianti artigiani ed agricoltori per la perdita del lavoro

Le 100 euro mensili a testa per le famiglie che hanno trovato autonomamente un alloggio subito dopo il sisma?

Le aziende continuano a licenziare e gli aiuti ritardano, il governo ha già deciso che recupererà le tasse sospese da gennaio prossimo, ma é impossibile pagare le tasse più gli arretrati né ora né dopo, perchè la città è all’anno zero e nessuno lavora.

Lunedì prossimo la Commissione congiunta di finanze e bilancio discuterà gli emendamenti presentati in Parlamento, ma allo stato attuale i terremotati oltre a dover pagare i mutui, devono restituire il 100% delle tasse e degli oneri previdenziali arretrati e sospesi per il terremoto in 24 rate a partire da primo gennaio 2010.

Ricordo a tutti che in Umbria e Marche i cittadini cominciano a pagare gli arretrati delle tasse oggi, a 14 anni di distanza dal sisma. Ed e’ poi inaccettabile che dei 4 miliardi di euro stanziati dal governo per il decreto anti crisi, 500 milioni siano a carico degli abruzzesi.

I soldatini di stagno al servizio del premier venissero a vedere di persona cosa é L’Aquila oggi.

Togliendo i figuranti che si sono portati al G8 per evitare troppi vuoti e relative figuracce internazionali ( proprio così! ) ed i 5.000 dei cortei in gran parte poi ripartiti e che hanno fatto almeno un po’ di civilissime proteste colorate , oggi L’Aquila é un città fantasma e l’esodo verso la costa é pressoché totale.

(...)


Certo ho visto una nuova bella ed ampia strada che collega l’aeroporto di Preturo con la caserma di Coppito, quella del G8.

Lo svuotamento delle tendopoli va invece molto a rilento e gli abruzzesi che non avevano lesioni gravi nelle case rientrano comunque con lentezza, la terra trema e c’é ancora paura, i soldi per le riparazioni sono ancora promesse lontane da mantenere , mancano servizi essenziali come il gas.

Questa del gas é una cosa molto preoccupante qui , insieme al grosso ostacolo ai lavori che é la mancanza del prezzario.

La regione non ha fissato il prezzario per le imprese che devono inserirsi nella ricostruzione, é da un bel pò che doveva farlo ma ancora nulla.

Sembra una stupidaggine burocratica, ma senza prezzario niente lavori di ricostruzione

Il sindaco de L’Aquila ha ricevuto solo 20 milioni di euro i primi i luglio , un finanziamento relativo agli indennizzi delle case di tipo A, ovvero quelle che necessitano solo di piccole riparazioni per essere abitabili. E questi soldi non può neanche spenderli se Chiodi, il presidente della Regione , non emette il prezzario.

Notare che aveva la possibilità di farlo da più di un mese visto che il provvedimento relativo è del 25 maggio. Ora dice che lo farà in questi giorni, Vedremo e , comunque, 20 milioni di euro sono una goccia in un oceano.

Ad oggi 18 luglio ci sono ancora 143 campi tendati con oltre 23.000 persone dentro . Altre 30.000 piu’ fortunate negli alberghi. La Protezione Civile non si coordina coi comuni che non possono più anticipare niente e sono senza un lira.

Nel decreto legge del 23 giugno non c’e’ scritto quel che berlusconi ripete oggi e la differenza fra le panzane che racconta e la realtà vera comincia ad esser troppa.

Leggitevillo tutto al link sottostante:

http://laconoscenzarendeliberiblog.wordpress.com/2009/07/19/abruzzo-cronaca-di-una-morte-annunciata/#comments

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domenica 19 luglio 2009

Basta! Ricomincio da qui

Basta, sì!

Non ho più voglia di tentare il confronto con persone che sono distanti mille anni luce dal mio modo di essere e di sentire!

Le vie forumistiche che ho fin qui percorso sono costellate di tentativi inutili e frustranti e allora riprendo questa mia paginetta per farlo.

Ricomincio da qui a parlare di come la penso sulle cose di cui vengo a conoscenza da fonti ufficiali ma, soprattutto, da quelle non ufficiali.

venerdì 6 aprile 2007

Buona Pasqua. Pasqua Buona?

Suicida a sedici anni perchè additato come gay.


Chi da mesi, politico, religioso, giornalista, parlamentare, sta facendo una campagna di demonizzazione dei gay e di coloro che, per scelta, non si adeguano ai "dictat" di una visione cattolica dei rapporti interpersonali, dovrebbe profondamente vergognarsi.

Al contrario, soprattutto in questi giorni pasquali, questa parte della società, che si ritiene detentrice dell'unica Verità, si professerà portatrice d'Amore, di Pace e di Tolleranza, mentre l'unica verità che in realtà professa nulla ha a che vedere col senso piu' profondo di tolleranza, di amore, di umanità e, soprattutto, di Persona.

Non credo che quella di questo anno si possa definire una Pasqua buona.

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mercoledì 28 marzo 2007

Perchè no ?

Ci sono coloro che guardano le cose come sono, e si chiedono perchè. Io sogno cose che non ci sono mai state, e mi chiedo perchè no

Robert Kennedy






Afghanistan "Scugnizzi & Pupazzi"
Fotografie di Pino Scaccia
tratte dal suo Blog: La Torre di Babele

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domenica 11 marzo 2007

Eclissi

martedì 5 settembre 2006

“Fuga All’ Inglese”


Che ora fai? È un’ora inglese, si va
agguanta la mia mano e ce ne andiamo…
tanto di noi si può fare senza,
e chi vuoi
che noti mai la nostra assenza…
Ah, ragazza, tu sei bella
ogni giorno di più…
e non farti prender dalla sonnolenza
C’interessa, no, questa conferenza
che tanto il tempo passa
anche sotto ai sofà…

Sì che il tempo passa sotto ai sofà,
nemico numero uno
degli aspirapolvere di tutta città,
è là che lui tiene la sua accademia
sotto lo sguardo vitreo
dei bicchieri di Boemia,
e intanto il Comune
cambia colore ai tramways
è che la gente poi ci prende confidenza…
sì, ma di noi si può fare senza…
da-da-da-da-da-da-da-da-da-da…

È tutto un grande addio,
un giorno Gondrand passerà,
te lo dico io,
col camion giallo porterà
via tutto quanto e poi più niente resterà
del nostro mondo…
da-da-da…

La fuga nella vita, chi lo sa…
…che non sia proprio lei
la quinta essenza…
tanto di noi si può fare senza…
Sì, tanto il tempo passa anche sotto ai sofà…

Paolo Conte

sabato 13 maggio 2006

ARCHEOLOGIA

Genova - Sorpresa, gli argini dell'800


Riconosciute le mura del ricovero aperto nel '600 dalla Beata Centurione Bracelli

A Brignole riaffiorano le sponde del Bisagno e un convento




«E' un castello? Ma sì, potrebbe essere... guarda che feritoie perfette con quella cornice di marmo e il camminamento per i soldati con il voltino di mattoni...».

La gente rallenta l'andatura indaffarata, si ferma nei giardini di Brignole, sale qualche gradino della scala che porta al "bruco" e dall'alto ammira uno scavo archeologico che espone un grande oggetto misterioso. Davvero rimanda la suggestione di una fortezza, in realtà gli esperti della Soprintendenza archeologica della Liguria, dopo qualche giorno di incerta interpretazione, raffrontando dati storici, lo hanno decifrato: si tratta dei muri d'argine del Bisagno, una struttura idraulica molto imponente, ben conservata nel materiale e nell'architettura e mai dagli scavi era emersa un'opera con queste caratteristiche. Non lontano da lì, in piazzetta Brignole dove confluisce via Serra, nell'area dove è stato aperto un cantiere della metropolitana, ecco il convento delle Brignoline, risalente al 1600, fondato dalla Beata Virginia Centurione Bracelli che era nata poco distante da lì, nell'attuale San Vincenzo. Sono apparsi alcuni muri perimetrali dei due edifici del monastero, separati da una stradina quasi intatta con il tipico risseu, l'acciotolato coi sassi di fiume e di mare, quasi a ricostruire (idealmente) i movimenti all'interno del convento diviso in due da un cortile.

Insomma periodo intenso per gli archeologi della Soprintendenza guidati da Piera Melli: la città conferma che non solo il centro storico sa essere generoso di reperti, ma anche la zona limitrofa al grande torrente era, anche per motivi commerciali, molto viva e vitale.
Non dimentichiamo le trenta arcate del più antico ponte di Sant'Agata per capire quanto era vasto il letto del fiume e documenti storici testimoniano orti ovunque sulle sponde già dal 1500. Ma questa è una enorme banchina, costruita con ottimo materiale e cura delle rifiniture, dei particolari (come la lavorazione del marmo che incornicia le feritoie), perchè del resto era una imponente struttura a vista.

Muri d'argine costruiti con granito sardo della Maddalena e ciò consente la datazione «perché Genova e solo Genova - racconta Piera Melli - cominciò a importarlo dal 1874. Successivamente la stessa pietra venne utilizzata anche per costruire il basamento della Statua della Libertà a New York«.
Una struttura idraulica fine Ottocento dunque con bocche per lo scolo delle acque, e "camerette"probabilmente di servitù per il vicino Ponte Pila che sorgeva dove oggi c'è via Cadorna. La rivoluzione urbanistica degli inizi del Novecento il taglio e la nuova viabilità di via Giulia-via Venti Settembre, comportò una serie di demolizioni e interramenti.

Altra quiete, altra stagione, in piazzetta Brignole.
Mentre per l'inedita struttura idraulica gli archeologi intendono avviare una ricerca storica, riguardo il monastero delle Brignoline sapevano già dalle fonti che ne avrebbero incontrato tracce scavando in quella zona nei pressi di Brignole.
«Monastero fondato dalla Beata nel 1633 - precisa Piera Melli- che affitta dal genero due edifici, quindi preesistenti, e li trasforma in Nostra Signora del Rifugio, luogo dedicato soprattutto all'assistenza delle giovani. Probabilmente in epoca napoleonica, quindi alla fine del 1700, come tutti i conventi genovesi, fu svuotato e abbandonato. Quel che rimaneva dell'architettura venne distrutto o sotterrato nel 1868 con la costruzione della Ferrovia». Ecco che dal cantiere archeologico appare qualche muro perimetrale e soprattutto il fascino di questa stradicciola privata che attraversava il piccolo podere del monastero.
Donata Bonometti


Tratto da: "Il Secolo XIX", quotidiano di Genova, del 13/05/2006

venerdì 20 gennaio 2006

Se tu mi avessi chiesto...

Se tu mi avessi chiesto: "Come stai?"
se tu mi avessi chiesto dove andiamo
t'avrei risposto "bene, certo sai"
ti parlo però senza fiato
mi perdo nel tuo sguardo colossale,
la stella polare sei tu mi sfiori e ridi no, cosi non vale
non parlo e se non parlo poi sto male

Quanto t'ho amato e quanto t'amo non lo sai
e non lo sai perchè non te l'ho detto mai
anche se resto in silenzio, tu lo capisci da te

Quanto t'ho amato e quanto t'amo non lo sai
non l'ho mai detto e non te lo dirò mai
nell'amor le parole non contano conta la musica.

Se tu mi avessi chiesto: "Che si fa?"
se tu mi avessi chiesto dove andiamo
t'avrei risposto dove il vento va
le nuvole fanno un ricamo
mi piove sulla testa un temporale
il cielo nascosto sei tu ma poi si perde in mezzo alle parole
per questo io non parlo e poi sto male

Quanto t'ho amato e quanto t'amo non lo sai
e non lo sai perchè non te l'ho detto mai
anche se resto in silenzio, tu lo capisci da te...

Quanto Ti ho Amato - Roberto Benigni

Chiavari, lungomare

Io e te, Gennaio







foto tratta dal sito: http://marcolisini.blogspot.com

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Il monte, la vetta

Tu ed io








Fonte: www.montefasce.it

venerdì 30 dicembre 2005

Dicembre 11 - Lanterna, sera

giovedì 1 dicembre 2005

Abbiamo perso anche questo crepuscolo

Abbiamo perso anche questo crepuscolo.
Nessuno ci ha visto stasera mano nella mano
mentre la notte azzurra cadeva sul mondo.

Ho visto dalla mia finestra
la festa del tramonto sui monti lontani.

A volte, come una moneta
mi si accendeva un pezzo di sole tra le mani.

Io ti ricordavo con l'anima oppressa
da quella tristezza che tu mi conosci.

Dove eri allora?
Tra quali genti?
Dicendo quali parole?
Perché mi investirà tutto l'amore di colpo
quando mi sento triste e ti sento lontana?

È caduto il libro che sempre si prende al crepuscolo
e come cane ferito il mantello mi si è accucciato tra i piedi.

Sempre, sempre ti allontani la sera
e vai dove il crepuscolo corre cancellando statue.

(Pablo Neruda)

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lunedì 7 novembre 2005

Terra, la mia

I ciotoli diseguali hanno colori diversi su ogni spiaggia.
Frammenti dei colori della mia terra arresi al mare, levigati e morbidi come il cielo in certi giorni di azzurro sulle tegole grigie.
Ed è il grigio che domina come un manto austero e geloso che si apre solo agli occhi piu' attenti.
Cammini su, con fatica, tra muri a secco che limitano lo sguardo e spesso solo annusando il calore di ardesie cotte dal sole e dei sassi della via del sale puoi capire dove di trovi.
Poi, improvvisamente, oltre l'ultimo muretto, lo vedi, laggù, maestoso, spesso piu' grigio che azzurro anch'esso. A volte brillante con collane di perle di schiuma arrabbiata che mordono le scogliere.
Ti siedi lì, nella piccola fascia rubata al monte e senti lontani ma intensi il suo profumo e la sua voce.
Lo sguardo non ce la fa subito ad abituarsi alla luce, all'ampiezza del golfo e piano piano i colori mitigati dal tramonto, a volte azzurrino a volte di fuoco, scolorano tornando nel grigio.
Come una perla racchiusa nella conchiglia piu' anonima la mia terra è preziosa e sa farsi amare solo da chi ha la pazienza del contadino che ha scavato la montagna e del pescatore che nella notte accende il mare silenzioso di lampare.

rita

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giovedì 27 ottobre 2005

Il gatto della locandina

domenica 23 ottobre 2005

sabato 22 ottobre 2005

Wind of change


I follow the Moskva
down to Gorky Park
listening to the wind
of change
an august summer night
soldiers passing by
listening to the wind
of change.
Take me
to the magic of the moment on a glory night
where the children of tomorrow dream away
in the wind of change.
The world is closing in
did you ever think
that we could be so close,
like brothers?
The future's in the air
I can feel it everywhere
blowing with the wind
of change
Take me
to the magic of the moment on a glory night
where the children of tomorrow dream away
in the wind of change.
Take me
to the magic of the moment on a glory night
where the children of tomorrow dream away
in the wind of change.
The wind of change blows straight
into the face of time
like a stormwind that will ring
the freedom bell for peace of mind.
Let your balalaika sing
what my guitar wants to say.

Take me
to the magic of the moment on a glory night
where the children of tomorrow dream away
in the wind of change.
Take me
to the magic of the moment on a glory night
where the children of tomorrow dream away
in the wind of change.




lunedì 17 ottobre 2005

Incipit

Sopra la cornice della porta c'è una placca metallica lunga e stretta, rivestita di smalto. Su sfondo bianco, le lettere nere annunciano Conservatoria Generale dell'Anagrafe. Lo smalto è crepato e sbrecciato in alcuni punti. La porta è antica, l'ultimo strato di vernice marrone si sta scrostando, le venature del legno, visibili, ricordano una pelle striata.
Ci sono cinque finestre sulla facciata. Appena si varca la soglia, si sente l'odore della carta vecchia. Certo è che non passa giorno senza che in Conservatoria entrino incartamenti nuovi, degli individui di sesso maschile o di sesso femminile che fuori continuano a nascere, ma l'odore non cambia mai, in primo luogo perché il destino di ogni foglio nuovo, subito dopo l'uscita dalla fabbrica, è quello di cominciare a invecchiare, in secondo luogo perché, di solito più spesso sui fogli vecchi, ma tante volte su quelli nuovi, non passa giorno che non si scrivano cause di decessi e relativi luoghi e date, ciascuno apportando i propri particolari odori, non sempre offensivi per le mucose olfattive, come dimostrano certi effluvi aromatici che di tanto in tanto, impercettibilmente, attraversano l'atmosfera della Conservatoria Generale e che i nasi più fini identificano come un profumo composto metà di rosa e metà di crisantemo.


José Saramago, Tutti i nomi

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domenica 16 ottobre 2005

Dominique

martedì 11 ottobre 2005

Due categorie

Esistono due categorie di persone:
quelle che dicono stronzate sapendo di dirle,
e quelle che dicono stronzate senza rendersene conto.
Se sei convinto di non dire stronzate,
probabilmente rientri nella seconda (Anonimo).

venerdì 7 ottobre 2005

Aiutano anche loro a vivere

Piccoli sogni

di Carlos Varela



Il camionista accende la radio
e cala la notte,
le luci sulla strada sono come i sogni,
si avvicinano adagio e quando arrivano
tornano ad andarsene.

Nella cabina c’è il poster della ragazza di Playboy,
lei lo guarda fisso, non lo lascia dormire,
lui sa che queste non sono grandi cose,
ma sono i suoi sogni,
quei piccoli sogni che aiutano anche loro a vivere.

Lei ha appeso una foto mia sopra il letto,
io so che a suo padre non piace, ma resto lì,
crocifisso sulla parete senza poter far nulla,
mi limito a guardarla fisso quando va a dormire.
Lei sa molto bene che queste non sono le grandi cose,
ma sono i suoi sogni, quei piccoli sogni che aiutano anche loro a vivere.

Mia madre metteva fiori alla foto di papà
e lo guardava fissamente prima di dormire,
lei sapeva che quelle non erano grandi cose, ma era il suo sogno,
quei piccoli sogni che aiutano anche loro a vivere.

Ho un cappello, una paio di stivali, il mio amore e la mia chitarra,
lei mi guarda fisso e non voglio dormire,
so che non sono grandi cose, ma sono i miei sogni,
quei piccoli sogni che mi aiutano anche loro a vivere.

E così mi perdo camminando
quando cala la notte,
le luci della strada sono come i sogni,
si avvicinano lentamente e quando arrivano ritornano via
sono i piccoli sogni che aiutano anche loro a vivere,
aiutano a vivere.

ZOOM


mercoledì 5 ottobre 2005

Battiato, Franco

. . .

Se penso a come ho speso male
il mio tempo
che non tornerà, non ritornerà più.
. . .

domenica 2 ottobre 2005

Donna genovese





Donna genovese
Tu mi portasti un po’ d’alga marina
nei tuoi capelli, ed un odor di vento,
che è corso di lontano e giunge grave
d’ardore, era nel tuo corpo bronzino:
- Oh la divina
semplicità delle tue forme snelle -
Non amore non spasimo, un fantasma,
un'ombra della necessità che vaga
serena e ineluttabile per l'anima
e la discioglie in gioia, in incanto serena
perché per l'infinito lo scirocco
se la possa portare.
Come è piccolo il mondo e leggero nelle tue mani!

- Dino Campana -

Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d'incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo nè nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente, e con che gioia - toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi penetranti d'ogni sorta, più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca - raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio; fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo in viaggio: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

- Costantinos Kavafis -

Tramonto al Giglio

Ginestra al Giglio

Meravigliosa creatura

Monti mari e fiumi
attraverserò,
dentro la tua terra
mi ritroverai.
Turbini e tempeste
io cavalcerò,
volerò tra i fulmini
per averti.
Meravigliosa creatura,
sei sola al mondo,
meravigliosa paura
di averti accanto,
occhi di sole
bruciano in mezzo al cuore
amo la vita meravigliosa.
Luce dei miei occhi,
brilla su di me,
voglio mille lune
per accarezzarti.
Pendo dai tuoi sogni,
veglio su di te.
Non svegliarti, non svegliarti ancora.

Meravigliosa creatura,
sei sola al mondo,
meravigliosa paura
di averti accanto.
Occhi di sole,
mi tremano le parole,
amo la vita meravigliosa.

Meravigliosa creatura,
un bacio lento,
meravigliosa paura
di averti accanto.
All’improvviso
tu scendi nel paradiso.
Muoio d'amore meraviglioso ...

- Gianna Nannini -

Spuma e cavalloni



sabato 1 ottobre 2005

Qui ti amo...



Qui ti amo.
Negli oscuri pini si districa il vento.
Brilla la luna sulle acque erranti.
Trascorrono giorni uguali che s'inseguono.

La nebbia si scioglie in figure danzanti.
Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte stelle.

O la croce nera di una nave.
Solo.
A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Qui ti amo.

Qui ti amo e invano l'orizzonte ti nasconde.
Ti sto amando anche tra queste fredde cose.
A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi,
che corrono per il mare verso dove non giungono.
Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.
I moli sono più tristi quando attracca la sera.

La mia vita s'affatica invano affamata.
Amo ciò che non ho. Tu sei cosi distante.
La mia noia combatte con i lenti crepuscoli.
Ma la notte giunge e incomincia a cantarmi.
La luna fa girare la sua pellicola di sogno.

Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi.
E poiché io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie di filo metallico.

- Pablo Neruda -

Via Pisa

Pensate da uomini saggi

"Pensate da uomini saggi, ma parlate come la gente comune"

- Aristotele -

giovedì 29 settembre 2005

Tramonto in Sardegna

mercoledì 28 settembre 2005

Lentamente muore...

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia marcia,
chi non rischia e chi non cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Lentamente muore chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero sul bianco e i puntini sulle "i",
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare.
Muore lentamente chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna
o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.




- questa bellissima poesia, attribuita erroneamente a Pablo Neruda, si intitola "Ode alla Vita ed è di Martha Medeiros -

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Non pensar mai

che gli altri possano fare a te cio' che fai tu per loro: l'egoismo è l'arma di autodifesa e di offesa piu' semplice da attuare

martedì 27 settembre 2005

is Arutas